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Azienda

I primi passi

  • Sorgenti esaminate nei pressi di Stupizza
    Sorgenti esaminate nei pressi di Stupizza
  • analisi delle acque dell'Arpit (1897)
    analisi delle acque dell'Arpit (1897)
  • plastico del monte Mia (sorgente Poiana)
    plastico del monte Mia (sorgente Poiana)

Nel 1865 l'ingegnere Locatelli di Udine veniva incaricato di eseguire un attenta analisi sullo stato di consistenza delle opere dell'acquedotto della fontana della piazza del Mercato in Cividale al fine di verificare le effettive possibilità di restauro e sfruttamento dello stesso.
Nello studio dell'ing. Locatelli si prevedeva di migliorare la copiosità delle acque addotte facendovi confluire altre sorgenti sempre situate nella valle di Zuccola. Ciononostante, dopo un serio monitoraggio pluristagionale delle sorgenti esaminate, si giunse alla conclusione che le stesse non possedevano né la qualità né la quantità costante per raggiungere l'obiettivo preposto. L'ingegnere allora spostò i suoi interessi nella vicina valle Gusperga ma anche lì non trovò alcuna sorgente perenne in grado di assicurare il necessario quantitativo di acqua per alimentare l'acquedotto della fontana. Nonostante la carenza di risorsa l'ingegner Locatelli progettò ugualmente l'allacciamento all'acquedotto della fontana di piazza del Mercato delle nuove sorgenti della valle di Zuccola e di valle Gusperga seppur cosciente, come egli stesso afferma, che tale soluzione non avrebbe soddisfatto completamente il fabbisogno della popolazione e soprattutto giustificato la spesa.
L'ingegnere non si dette per vinto e rivolse le sue ricerche sul fiume Natisone. Allora scriveva "trovare difficoltà a provvedere di acque Cividale, attraversata da un fiume come il Natisone, sembra a primo aspetto una cosa veramente impossibile; eppure lasciando da parte le qualità igieniche delle acque del Natisone e la loro purezza molto problematica e gli altri caratteri che oggi si richiedono per le acque potabili, la profondità del loro corso, rispetto al paese, presenta delle difficoltà non lievi per potersene servire" .
Alla fine dei suoi studi propose due soluzioni per dotare la città di Cividale di un acquedotto. La prima prevedeva l'innalzamento artificiale mediante l'utilizzo di pompe agenti con meccanismi mossi a vapore o, preferibilmente, per maggior economia, dalla forza motrice della stessa corrente del fiume. Le acque così pompate dovevano essere immesse in un serbatoio posto a quota superiore della città e da qui, attraverso tubazioni, distribuite a varie fontane dislocate nei borghi della città. Si prevedeva allora, che per il fabbisogno dei cittadini di Cividale dovevano essere pompati circa 500 mc al giorno. Pur prevedendo di far pagare la fornitura dell'acqua alla popolazione la spesa di questa soluzione era talmente elevata che non si ritenne di adottarla.
La seconda soluzione pensata dall'ingegnere Locatelli, che può essere considerato il padre dell'acquedotto del Poiana, fu quella di una condotta forzata (condotta in pressione) che per gravità lungo il tracciato del fiume doveva prelevare l'acqua dallo stesso ad una quota di almeno 8 metri superiore al piano medio della città.
Secondo l'ingegnere tale condizione sarebbe stata soddisfatta ponendo l'opera di captazione dal fiume Natisone a S.Pietro al Natisone ad una distanza dalla città di Cividale di 6500 metri.
L'acquedotto avrebbe dovuto avere origine da una galleria filtrante posta a due metri di profondità rispetto alla quota di magra del fiume e il suo tracciato seguire l'alveo del fiume sino a raggiungere gli abitati della città. La spesa prevista per questo acquedotto, senza gli oneri di distribuzione dell'acqua nella città, era calcolata in 55000 fiorini oltre a 5000 fiorini per l'esercizio e la manutenzione annua. Inoltre venivano esaminati l'acquedotto da una sorgente di Torreano detta "il Fontanone" e da quella del Montina, che però non parvero dare affidabilità rispetto ai fabbisogni della città di Cividale.
Successivamente si ipotizzarono da parte degli amministratori di Cividale altre soluzioni tecniche ma si dovette arrivare al 1892 perché tornasse di attualità parlare di un acquedotto. La sempre più precaria condizione della fontana del Mercato continuava a stimolare gli Amministratori di Cividale che con delibera del 4 febbraio del 1892 di affidò alla Società italiana per le condotte d'acqua di Roma lo studio di una soluzione per fornire di acqua Cividale. La ditta romana mandò in sopralluogo l'ingegnere Zanini che successivamente presentò una relazione ove indicava come possibile fonte di sfruttamento ai fini idropotabili per Cividale del Friuli una fonte situata in Costaperaria, a suo dire, preferibile per purezza e temperatura a tutte le altre sorgenti esaminate tra cui quella di Purgessimo e quella di S.Giovanni d'Antro. Veniva comunque osservato che anche quest'ultima sorgente sarebbe stata soggetta ad intorbidimenti in caso di pioggia. Nel 1893 fu incaricato l'ing. Grablovich di compilare un progetto per captare le acque del Purgessimo che unitamente alle sorgenti di Zucco, Cargnello e Bon avrebbero fornito una portata non inferiore a 5 litri al secondo in tutto il periodo dell'anno.
Nonostante l'ormai inderogabile necessità di approvvigionamento d'acqua per servire la città di Cividale non si era ancora arrivati ad una soluzione accettabile sotto i profili tecnico ed economico. Tutte le fonti esaminate avevano caratteristiche di discontinuità e di sorgenti superficiali assai vulnerabili in caso di piogge, in coincidenza delle quali si verificavano intorbidimenti tali da non consentire il loro utilizzo. Fu così che alcuni anni dopo l'amministrazione comunale ben supportata dal suo ufficio tecnico, incaricò una apposita Commissione per l'Acquedotto di Cividale di riesaminare tutti gli studi sino allora eseguiti. Quest'ultima stabilì di effettuare una serie di visite ed analisi delle sorgenti esistenti in un'area più vasta e specialmente nella parte orientale lungo il fiume Natisone. Le indagini sulle possibili fonti di approvvigionamento idrico si spinsero sino all'abitato di Stupizza ove si aveva avuto notizia dell'esistenza di copiose sorgenti d'acqua.
Le ricerche ebbero successo e portarono all'identificazione di ben tre sorgenti che per quantità d'acqua erano una più abbondante dell'altra. Si trattava di sorgenti poste a monte dell'abitato di Stupizza: due in sponda sinistra ed una in sponda destra in corrispondenza del confine con l'Austria.
Le due sorgenti in sponda sinistra erano:
· La sorgente detta Arpit che "trovasi tra la casa detta del Cristo di Blason e casale Lesa; esce di sotto la strada carrozzabile con acqua abbondante, freschissima, senza sapore, ma con una tinta leggermente opalina, si scarica subito nelle acque del fiume";
· La sorgente detta delle Mine "perché trovasi nella località così denominata; questa pure esce sotto la strada carrozzabile, e da questa la si vede affacciandosi al parapetto. Porta acqua abbondante e freschissima, discretamente limpida ma si intorbida leggermente in seguito alle piogge".
In sponda destra al fiume:
"un chilometro circa più in su di questa località (Le Mine)sulla sponda destra del fiume, trovasi la terza denominata Pojana che nasce al piede del monte Mia. Questa sorgente assai più abbondante delle altre, oltre 80 litri al minuto secondo, ha acqua limpidissima; è freschissima in tutte le ore del giorno. La località dove nasce dista 18 chilometri circa da Cividale, ed ha un'altezza sul livello del mare di metri 217.
Nel 1897, il 7 settembre, vengono raccolti secondo le formalità dell'epoca alcuni campioni di acqua ed inviati "a gran velocità" al Ministero dell'Interno per le analisi chimiche. Risultarono tutte e tre chimicamente potabili, come dettagliatamente riportato nei referti di data 1 ottobre 1897, e il Ministero degli Interni indicava la migliore sorgente quella del Pojana per la sua costante limpidezza .
Successivamente veniva affidato al prof. Tellini l'incarico di redigere una relazione geologica sulle tre sorgenti che fu consegnata alla Commissione l'11 febbraio 1898. Parlando della sorgente Pojana egli descriveva:
"Nasce per diverse polle lungo un abbondante ruscello che affluisce nel Natisone e segna per un certo limite il confine con l'Austria. Fuorché la prima polla, le successive nascono in vari punti al fondo di questo ruscello per una lunghezza di oltre un centinaio di metri. L'acqua è abbondantissima e di quantità quasi costante, poiché la differenza della portata del ruscello è poco diversa dopo la pioggia e durante la siccità.
Anche dopo un periodo piovoso, la sorgente si mantiene limpidissima; anzi ha tal grado di limpidezza che non si riscontra nelle altre due sorgenti Arpit e delle Mine".
Lo studioso, nella sua relazione, dopo aver parlato del bacino imbrifero, della portata, della quota sul livello del mare e della profondità dell'acquifero argomenta ancora sulla qualità chimica delle acque e sull'incidenza di un eventuale prelievo rispetto al regime di magra del fiume Natisone concludendo:

1. "L'acqua della sorgente Pojana anche indipendentemente da analisi chimiche si presenta pura, potabile ed esente da inquinazioni. Essa è costantemente limpida e fresca.
2. La portata della sorgente è quasi costante, ed anche nelle massime magre è di molte volte superiore ai bisogni non soltanto della città di Cividale, ma di parecchi altri comuni della pianura che si volessero associare all'impresa.
3. Per questi caratteri deve riguardarsi di gran lunga la migliore acqua potabile cui possa rivolgere l'attenzione della città di Cividale ed i paesi della pianura solcata dal fiume Natisone.
4. Si toglierebbe ogni lontano sospetto d'inquinamento facendo turare le doline del monte Mia, e regolando il seppellimento del bestiame che muore accidentalmente su quel monte.
5. E' sotto tutti gli aspetti consigliabile di fare la presa d'acqua alla viva roccia;
6. Affinché l'acqua non perda della sua freschezza e quindi di uno dei suoi pregi principali nel lungo tragitto, occorre collocare i tubi nel terreno alla massima profondità compatibile.
7. La freschezza sarebbe meglio mantenuta quando la massa d'acqua fosse maggiore, perciò anche per questa considerazione oltreché per quella dell'economia, sarebbe conveniente associare all'impresa il maggior numero di comuni.
8. La sottrazione dalla sorgente della quantità d'acqua occorrente per Cividale ed anche per altri comuni vicini è insignificante, ossia si riduce alla diminuzione di 1/33 della portata di magra del Natisone a Purgessimo e quindi a Cividale.
9. Allorché l'acqua potabile per Cividale e per altri comuni fosse fornita dalle sorgenti del monte Mia, si potrebbe proclamare codesto acquedotto migliore di tutto il Friuli, per bontà ed estensione dei paesi beneficiati".
Sulla base di questa esauriente e lungimirante relazione del professor Tellini la Commissione Comunale di Cividale ritenne di far appello ai comuni limitrofi per approfittare della fortunata occasione che si presentava loro con la realizzazione dell'acquedotto del Pojana.
Al fine di quantificare il costo a cui sarebbero andati incontro, il comune di Cividale e gli altri comuni limitrofi incaricarono l'ing. Grablovich di presentare una perizia di spesa contenente due soluzioni diverse a seconda che l'acquedotto da costruire avesse servito solo il comune di Cividale e le sue frazioni o che dovesse soddisfare le esigenze di altri comuni limitrofi.
Sulla base delle ipotesi progettuali dell'ing. Grablovich i comuni che avrebbero potuto allacciarsi all'acquedotto erano i seguenti: Premariacco con Orsaria, Buttrio, Ipplis, S.Pietro al Natisone, Manzano con Oleis.
L'ing. Grablovich formulò la sua stima ipotizzando ancora una volta sulla base della tradizione cittadina della fontana pubblica, di installare lungo il tracciato della condotta di distribuzione delle fontane pubbliche che dovevano avere una portata massima di 0.40 litri al minuto secondo e prevedendo la contemporaneità di apertura di almeno metà delle fontane. Secondo i suoi piani si dovevano erogare 14 l/s alla città di Cividale, 3 l/s alle frazioni di Cividale e 10 l/s agli altri comuni interessati all'impresa.
Nella ipotesi che l'acquedotto avesse dovuto servire solo il comune di Cividale e le sue frazioni si rendevano necessari 9 l/s per la città e 3 l/s per le frazioni.
Si trattava di una scelta epocale che avrebbe cambiato il corso della storia dell'acqua potabile nel Cividalese assicurando un bene prezioso come l'acqua fino ai giorni nostri.
Così la Commissione concluse il suo mandato offrendo all'Amministrazione comunale di Cividale ed a quelle dei comuni limitrofi una soluzione percorribile e lungimirante.
Era il 14 marzo 1898.

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